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Apostille o legalizzazione 2019

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Apostille o legalizzazione? Quale sarà la strada che dovranno fare i Vostri documenti tradotti prima di viaggiare all’estero?

Attualmente i documenti che vanno in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia (per i documenti rilasciati dopo il 31/10/2010), Lussemburgo, Olanda (estesa ad Antille Olandesi e Aruba), Polonia, Portogallo, Turchia, sono esenti da legalizzazione.

Inoltre non avranno bisogno di legalizzazione i documenti redatti e provenienti dai rappresentanti diplomatici e consolari dei seguenti Paesi: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Liechtenstein, Lussemburgo, Moldova, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, San Marino, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ungheria.

L’Apostille che è il timbro che si applica ai documenti rilasciati all’estero dai paesi aderenti alla Convenzione dell’Aja, sarà ancora necessaria per: Albania, Andorra, Antigua e Barbuda, Argentina, Armenia, Australia, Azerbaijan, Bahamas, Barbados, Belize, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Botswana, Brunei, Bulgaria, Cina, Cipro, Colombia, Croazia, Ecuador, El Salvador, Estonia, Federazione Russa, Fiji, Finlandia, Georgia, Giappone, Gran Bretagna (estesa all’Isola di Mann), Grecia, Grenada, Honduras, India, Islanda, Isole Cook, Isole Marshall, Israele, Kazakhistan, Lesotho, Lituania, Liberia, Liechtenstein, Macedonia, Malawi, Malta, Marocco, Mauritius, Messico, Moldova, Mongolia, Montenegro, Namibia, Niue, Norvegia, Nuova Zelanda, Panama, Principato di Monaco, Repubblica Ceca, Repubblica di Corea (già Corea del Sud), Repubblica Dominicana, Romania, Saint Christopher e Nevis, San Marino, Samoa, Santa Lucia, Sant’Elena, Serbia, Seychelles, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Suriname, Svezia, Svizzera, Swaziland, Stati Uniti d’America, Sud Africa, Tonga, Trinidad e Tobago, Ucraina, Ungheria,Vanuatu, Venezuela, Vergini Britanniche.

Tutti gli atti, certificati legali o certificati anagrafici, documenti di comuni, scuole o altri enti esteri, potranno essere tradotti e giurati dai nostri uffici. I traduttori ufficiali si occuperanno della legalizzazione e giuramento dei documenti, sia presso il Tribunale che, nel caso, presso le istituzioni diplomatiche, quali il consolato. Non è richiesto il documento originale ai fini della traduzione giurata e non è richiesta la presenza del proprietario dei documento presso gli uffici pubblici al momento del giuramento che avviene per mezzo di delega al traduttore professionista. Non è richiesta la procedura notarile.

Sandro Chia – Viaggio in Italia

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Sandro Chia è Alessandro Coticchia. (Riceviamo da Monica Bollini e pubblichiamo.)

Sabato 9 novembre, presso la Galleria Bagnai si inaugura la mostra personale di Sandro Chia dal titolo “Viaggio in Italia”, a cura di Vittoria Coen.

Come l’artista stesso scrive nella intervista con la curatrice Vittoria Coen: “Viaggio in Italia non è solo il titolo di una mostra di lavori su carta, ma è anche la descrizione di un procedimento, un percorso che porta al disegno, all’acquerello, alla tempera”…..”Il viaggio in Italia è l’unico viaggio che valga la pena”.

Ottanta opere di piccole, medie e grandi dimensioni realizzate con tecnica mista su carta ci introducono alle stazioni, ai luoghi reali e immaginari che l’artista mette in scena, ispirato, come sempre, da mille suggestioni e mille riflessioni sull’arte, sulla vita, sulla natura.
Sandro Chia ha lavorato e lavora con tecniche e materiali diversi, e la sua fantasia imprevedibile continua a sorprenderci, nel suo popolato mondo di figure, allegorie e simboli che vive di rinnovata autenticità e freschezza, non senza una certa ironia e autoironia che contraddistinguono da sempre la sua poetica.
Il viandante, il protagonista delle sue avventure, è un poeta, un artista, ma anche uno scienziato e un ricercatore. Non vi è nulla di nostalgico, anzi, si scorge una epifania del colore e della vitalità nella rappresentazione dei paesaggi e degli sfondi, degli animali e delle cose, infine, dell’uomo.
Chia ha vissuto e vive molte vite, tra Europa e Stati Uniti, è presente in collezioni internazionali, ha esposto nei più importanti musei del mondo, ed è stato un protagonista della rivincita che la pittura si è presa dopo l’esperienza estenuata del Concettuale storico alla fine degli Anni Settanta. Nella pittura di Sandro Chia vediamo il grande piacere di lavorare con colori accesi e segni sicuri, figli di una grande esperienza ma, nello stesso momento, di una grande curiosità che sembra non esaurirsi mai.

A corredo della mostra un catalogo delle opere esposte con testo introduttivo di Vittoria Coen.

Sepino, Altilia, Sannio nascosto e nuovo

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Sepino, terra dei sanniti, affascinante area archeologica del Molise, vicina alle province di Campobasso, Benevento e Caserta, è città romana, e prima ancora sannita. Visitare gli antichi scavi, il cui toponimo è Altilia, è gratuito, sono sempre aperti e la visita è semplicemente affascinante. La bellissima cinta muraria reticolata, le porte, il monumentale teatro romano, il foro, la basilica, il macellum, le terme, tutto facilmente raggiungibile e visitabile con una passeggiata all’aria aperta, anche in mountain bike. Le rovine dell’antica città di Saepinum ci sorprendono a pochi passi di strada da un semplice parcheggio di campagna. Il sito archeologico, nel silenzio di un verde e assolato paesaggio, regala una fresca brezza proveniente dal vicino parco del Matese. Dopo il primo conflitto con i Romani (343-341 a.C.), i Sanniti realizzarono una fitta rete di fortificazioni, prevalentemente sulle cime delle montagne, per controllare le strade di accesso al Sannio.  Nel 290 a.C. alla fine delle guerre sannitiche, Saepinum, basò la propria attività cittadina principalmente sull’agricoltura e l’allevamento transumante e subì il domino dei romani e le successive incursioni barbariche. A partire dalla fine del IX secolo, le invasioni prima dei Saraceni e poi dei Normanni avevano determinato il progressivo abbandono della città romana, un crollo demografico ed il conseguente deterioramento della struttura urbana, al punto che la popolazione preferì trasferirsi (882 d.C.) in una posizione più a monte, dove nacque il Castellum Saepini, l’attuale Sepino. La visita del territorio alla ricerca di antichi borghi, immersi nella natura rigogliosa, tra colline, fiumi e leggende di antiche streghe e briganti è un viaggio insolito.  La vacanza alla scoperta del Molise e del Sannio, in Campania, in particolare nel periodo estivo, è un avventura fra tradizioni popolari, religiose e culinarie. Si tratta di luoghi lontani dai più comuni percorsi turistici, dove è possibile soggiornare godendo del riposo e di prodotti tipici, vini ed oli di altissima qualità, ma nello stesso tempo, dell’ospitalità degli abitanti, di natura fiera, cordiale e allegra.

Scrittori coraggiosi. Davide Ricchiuti

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SCRITTORI

Davide Ricchiuti ha 38 anni ed è nato a Benevento, ma è cresciuto a Mantova e precisamente a Borgo Virgilio, il luogo di nascita del sommo Virgilio. Chissà che non derivi da lì il fascino per gli studi filosofici. Ha studiato Filosofia a Padova, specializzandosi, dopo la laurea, nell’editing video.

Da allora insegna e si occupa di post-produzione e scrittura per il video in ambito documentaristico, pubblicitario, musicale e televisivo, collaborando con varie realtà del territorio, (Antoniano di Bologna, Cineteca di Bologna, Accademia di Belle Arti di Bologna, Giostra Film, ecc.)

La passione per la scrittura lo coinvolge presto. Ancora tredicenne legge Hermann Hesse, Il coraggio di ogni giorno e travolto da quella lettura precoce, inizia a scrivere e disegnare, riempiendo centinaia di quaderni e taccuini. La timidezza delle proprie idee acerbe gli impedisce di pubblicare e solo dopo un ricovero per esaurimento nervoso prova a trasformare quel disturbo temporaneo in malessere creativo, rifiutando l’uso dei medicinali.

Scrive, sperando di poter risollevare chi, avendo avuto esperienze simili, di accettazione della realtà e sofferenza, grazie alla lettura possa sentirsi meno solo.

Per Davide i racconti sono un piccolo rito magico di purificazione dal dolore. Un filo trasparente lega lo scrittore al lettore, creando qualcosa di simile alla catarsi.

Nel 2018 ha pubblicato il suo racconto “Il bambino è scomparso”, sulla rivista “Tina”, una delle sue preferite, edita dallo scrittore di Matteo B. Bianchi, per lui una delle riviste letterarie italiane più aperte alle sperimentazioni.

L’incontro con Matteo B. Bianchi l’ha portato a concentrarsi sempre di più sulla scrittura e sulla revisione, a volte ossessiva, dei suoi racconti.

Successivamente, ha collaborato con la casa editrice di Ravenna, Clown Bianco.

Ti Traduco ha tradotto per lui alcuni racconti. La sua esperienza internazionale è solo agli esordi.

Nota Biografica anche in lingua francese:

Note biographique

 

Je suis Davide Ricchiuti, j’ai 38 ans et suis né à Bénévent, même si j’ai vécu pendant plusieurs années dans un petit village de la province de Mantoue, Borgo Virgilio, où est né le poète latin Virgile, comme le nom l’indique.

 

J’ai déménagé à 19 ans à Padoue, afin d’étudier la philosophie. Après ma Laurea, je me suis spécialisé dans le montage vidéo auprès de la Cinémathèque de Bologne, avec Paolo Cottignola et Paolo Marzoni. Depuis, je m’occupe en free-lance de post-production, d’enseignement et d’écriture pour les vidéos, le tout dans le domaine des documentaires, des publicités, de la musique et de la télévision. Je collabore ainsi avec les diverses entités présentes sur le territoire (Antoniano de Bologne, Cinémathèque de Bologne, Académie des Beaux-Arts de Bologne, Giostra Film, etc.)

 

C’est à treize ans que j’ai commencé à écrire, après une petite crise existentielle qui, à cet âge, m’avait semblé si démesurée qu’elle m’avait amené à me retrancher dans des livres bien plus grands que moi.

 

Le premier essai pour lequel je me suis pris de passion était un recueil d’expériences très personnelles d’Herman Hesse, Il coraggio di ogni giorno. Lecture un peu lourde et difficile à comprendre dans ses subtilités pour un adolescent de treize ans, mais j’avais à l’époque l’impression d’être sur la même longueur d’onde que le jeune rebelle qu’avait été Hesse. J’ai commencé ensuite à écrire et à dessiner tout ce qui me passait par la tête, remplissant des cahiers et des blocs-notes par centaines, sans jamais penser publier quoi que ce soit.

 

C’est à l’Ospedale Maggiore di Bologna, lors d’un séjour de repos de huit jours (pour dépression nerveuse) que j’ai écrit les premiers récits dont je n’avais pas honte. L’écriture m’a permis de me dispenser de médicaments ; j’ai tenté de transformer ce trouble temporaire en mal-être créatif.
Depuis, j’écris, je réélabore mes histoires dès que j’ai du temps libre. Mon espoir, quand je réussis à en faire publier, est de permettre à ceux qui, comme moi, éprouvent ou ont éprouvé des difficultés à accepter la réalité, de se sentir moins seuls.

 

Mon genre de récit

 

Rien de ce que j’écris n’appartient à un genre en particulier. J’écris comme si les récits étaient un petit rituel magique de purification de la douleur, quelque chose qui touche à la catharsis.

Dans la Poétique, Aristote expliquait que le spectateur d’une tragédie pouvait se purifier des passions négatives l’opprimant par un processus de sublimation des évènements tragiques qui s’abattent sur les personnages de la pièce.

Par la terreur et la pitié éprouvés face à ces personnages, le spectateur pouvait expérimenter sur lui-même la libération des craintes les plus intimes, comme la mort. Je n’écris pas, pour ma part, de pièces de théâtre. La seule chose théâtrale, c’est la genèse de mes histoires. Si quelqu’un la filmait, il découvrirait en effet que pour les écrire, je marche sur une corde tendue entre deux gratte-ciels, celui du réel et celui du surréel.

 

Le problème le plus handicapant, pour moi qui ne suis pas né dans une famille d’équilibristes, est de réussir à garder mon équilibre sur cette corde, tout au long du récit. Parce que cette corde est invisible. Mais, à vrai dire, même si elle était visible, je serais obligé de regarder droit devant moi sans jamais jeter un œil en bas, pour finir mon parcours. Lors des rares occasions où je m’en sors sain et sauf, je m’agrippe à la fenêtre du gratte-ciel face à moi pour y toquer jusqu’à ce que quelqu’un m’ouvre.

 

Où l’on peut trouver mes récits

 

En 2018, j’envoyais Il bambino è scomparso, (L’enfant a disparu) à la revue ‘tina, publiée par l’écrivain Matteo Bianchi, parce qu’elle faisait partie des revues italiennes que j’avais toujours suivies de près. J’adore son ouverture aux expérimentations, ne serait-ce que par son format d’édition, différent à chaque numéro.

 

J’ai reçu, après quelques temps, une réponse de la part de Matteo Bianchi en personne, qui me disait que le récit lui avait plu et qu’il était sûr de le publier, mais qu’il ne savait pas quand, étant donné que les cinq récits qui devaient constituer le corps de la revue étaient déjà trouvés.

 

Le jour où j’ai reçu un deuxième mail de Matteo me confirmant qu’Il bambino è scomparso allait être publié sur le numéro de janvier 2019 de ‘tina avec les cinq autres, j’ai marché jusqu’à San Luca.

 

À Bologne, « San Luca » correspond au Sanctuaire de la Madone de San Luca, site religieux perché sur une colline à 300 mètres d’altitude. Il est relié à la ville par un long portique, et mes amis Bolognais y montent à pied lorsque l’équipe de football de la ville gagne un match, par exemple. Moi, je montais parce qu’un de mes récits venait d’être publié par Matteo Bianchi sur ‘tina.

Cela m’a également permis de connaître personnellement Matteo et d’être propulsé par cet élan qui m’a amené aujourd’hui à toujours plus me concentrer sur l’écriture et la révision de mes récits, allant parfois jusqu’à l’obsession. Aujourd’hui, quand je monte jusqu’à San Luca, c’est pour écouter dans mon casque une émission Spotify de Copertina, un podcast de Storielibere.fm qui refourgue des conseils de lecture, parfait pour les passionnés des Belles Lettres.

 

Après ‘tina, Clown Bianco (une maison d’édition de Ravenne) m’a proposé de publier un recueil de récits. Cette maison s’intéresse tout particulièrement aux nouveaux écrivains, mais son catalogue compte aussi quelques noms connus en Italie, comme Gianluca Morozzi et Paolo Brera.

Je peux donc maintenant me vanter d’avoir parmi mes amis un clown, avant de retourner faire l’équilibriste sur une corde tendue entre les gratte-ciels pour écrire un nouveau récit. Peut-être que lui, ou l’un de ses collègues du cirque, pourra me donner quelques conseils pour continuer à faire le funambule sur ce fil transparent, que je m’apprête justement à tendre entre le réel et le surréel.

 

Caffé con vista San Pietro. Cristian ci racconta l’arte del caffé a Prati

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Caffé? Chi entra nel Caffè Sciascia, nei pressi dei Musei Vaticani, è accolto dai tipici protagonisti della cultura del caffè italiano: tazze tintinnanti, vapore sibilante, chiacchiere animate e un intenso profumo di caffè. Aleggia tra le stanze dal 1919, nel cui ambiente nostalgico generazioni di romani hanno consumato il loro cappuccino mattutino e l’espresso pomeridiano. Il Caffè Sciascia è conosciuto per il suo caffè con cioccolato fondente, un espresso con cioccolato fondente liquido. Purtroppo, in questa intervista il Barista Cristian non ci rivelerà la ricetta, ma ci parlerà del segreto di un cappuccino perfetto!

 Perché sei diventato barista?

Sono un barista appassionato da quando avevo 16 anni perché sono affascinato dal mondo del caffè e mi piace interagire con le persone. Adoro il contatto, lo scambio quotidiano con i clienti. Inoltre, la sfida di incontrare il gusto individuale di ognuno mi attrae. Sono felice quando le persone escono dallo Sciascia Caffè con un sorriso soddisfatto perché hanno assaggiato il mio caffè.

 Quali sono le caratteristiche di un buon barista?

La ricerca della perfezione, l’aspirazione a servire il miglior caffè e le basi. Ogni mattina controllo la qualità dei chicchi, l’acqua e la regolazione delle macchine.

 Qual è il segreto del perfetto cappuccino?

Oltre ad una macchina ben tenuta e alla mano esperta del barista, gli ingredienti base per un cappuccino sono ovviamente un buon espresso e il latte di alta qualità. Il fattore decisivo, nella fase successiva, è la temperatura durante la formazione di schiuma: non meno di 60, ma non più di 70 gradi. La schiuma dovrebbe essere fine e cremosa. Inoltre, la temperatura e la forma della tazza influenzano il buon gusto.

 Cosa ti passa per la testa quando un turista ordina un cappuccino dopo mezzogiorno?

Dunque, gli italiani di solito non ordinano il cappuccino dopo pranzo. Ma dal momento che i visitatori internazionali di Roma portano la cultura del caffè del loro paese, non è più insolito per me preparare un cappuccino nel pomeriggio. All’inizio sembrava incomprensibile come si potesse prima mangiare una meravigliosa carbonara sostanziosa e poi bere un cappuccino. E a volte non solo uno, ma due o tre. Nel frattempo, ho capito che per molti turisti un buon cappuccino è come un dolce o un dessert.

 Perché il caffè dello Sciascia è così popolare a Roma da quasi cento anni?

Siamo semplicemente conosciuti per l’alta qualità del nostro caffè! Dietro questo c’è Adolfo Sciascia, una personalità straordinaria che si è dedicata a questo piacere per oltre 50 anni. Noi e i nostri clienti approfittiamo ancora oggi della sua esperienza. Ogni giorno Adolfo Sciascia garantisce il rispetto dei più alti standard di qualità.

 Quali specialità bisognerebbe provare?

Grazie a una miscela di chicchi finemente equilibrata, anche l’espresso “semplice” è un piacere. Una vera esperienza di gusto è il nostro caffè con cioccolato fondente. La ricetta è segreta e proviene dallo stesso Adolfo Sciascia. Il cioccolato dolcemente fuso viene prima aggiunto alla tazza, in modo da coprire le pareti interne, poi si aggiunge l’espresso.

 Cosa si può vedere nel quartiere Prati dopo un espresso?

La Basilica di San Pietro e i Musei Vaticani sono praticamente accanto a noi. Chi ama lo shopping è in buone mani in Via Cola di Rienzo. Se la percorri da Piazza Risorgimento in direzione del Tevere, raggiungerai la meravigliosa Piazza del Popolo. Anche Castel Sant’Angelo è a pochi passi.

 Dove si possono mangiare piatti tipici romani nel quartiere Prati?

I nostri vicini dell’Osteria Centouno fanno, ad esempio, un’ottima cucina romana. In alternativa, a dieci minuti a piedi, c’è un’osteria come ce n’erano nel passato. Il suo nome è Pizzeria Giacomelli. La pizza non è probabilmente la migliore di tutta Roma, ma sicuramente una delle migliori di Prati. Consigliati sono anche i supplì romani e, naturalmente, la carbonara.

Traduzione dell’intervista originale in lingua tedesca

Gli abitanti dell’Ecuador, come si chiamano?

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Come definire i cittadini dell’Ecuador? Sembrerebbe quasi di creare loro una crisi di identità. L’aggettivo che indica la nazionalità della popolazione è ecuatoriano. I primi dizionari italiani del ‘900 proponevano una nuova forma tradotta:  equatoriano, mentre le versioni degli ultimi decenni includono anche la voce italianizzata equadoregno. Considerato che la traduzione di Ecuador, in italiano è Equatore, la corretta traduzione di ecuatoriano dovrebbe essere equatoriano. Eppure, se si volesse salvare la forma e rispettare la lingua italiana, togliendosi di impaccio, posto che non Vi è una regola ufficiale, proporremmo di utilizzare la traduzione dallo spagnolo in italiano: equadoregno.

Fra le voci più diffuse su Google, l’Accademia della Crusca mette al primo posto nell’uso in lingua italiana il termine ecuadoriano, seguito dalle altre: equadoriano, ecuatoriano, equatoriano, ecuadoregno, equadoregno, ecuatoregno, equatoregno…Questione di lingua!

Da ciò si evince che nessuna combinazione linguistica è priva di difficoltà, e tutte le lingue richiedono conoscenza e ragionamento. I vocabolari monolingua e tanti dizionari anche gratuiti possono aiutare ma la ricerca e l’approfondimento sono fondamentali, così com’è interessante lo studio dell’etimologia delle parole.

In questo caso si intuisce facilmente che il nome Ecuador, derivasse dalla linea immaginaria che i conquistatori collocavano all’altezza di quelle terre, un tempo appartenute alla Colombia e dal 1830 indipendenti.

Per ciò che si riferisce specificamente alla traduzione di documenti ufficiali quali certificati di nascita, certificati di matrimonio o altro ai fini della cittadinanza, i cittadini dell’Ecuador che devono presentare le traduzioni giurate presso le Prefetture possono essere certi che tutte queste accezioni sono valide poiché nessuna di queste forme è definitiva né costituisce errore. Buona fortuna!

Pratica di cittadinanza per stranieri in Italia

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La pratica di cittadinanza è fra i momenti più attesi dai cittadini stranieri che trovandosi da anni sul territorio italiano o per residenza o per matrimonio abbiano i requisiti necessari per avviare la richiesta. Le pratiche per familiarità, ricongiungimento, asilo politico e altre particolarità, hanno un certo diritto prioritario. In linea di massima, nel primo caso l’attesa dell’esito della pratica, è di circa due anni. Perciò è importante presentarla non appena se ne conosca il diritto. Gli uffici della Prefettura sono a disposizione dei cittadini per informazioni. Attualmente, quasi tutti i comuni più numerosi hanno adottato la procedura con prenotazione telefonicamente dell’appuntamento, via mail o addirittura per fax. La pratica si presenta tramite domanda online, facendo la scansione dei documenti richiesti, ma il programma presenta difficoltà e spesso i richiedenti non riescono ad occuparsene da soli e si rivolgono a professionisti con esperienza in domande di cittadinanza o al patronato. Tutti i documenti che sono prova del diritto richiesto e i certificati intestati al richiedente, proventi dal paese d’origine, in lingua straniera, dovranno essere opportunamente legalizzati nel paese di provenienza. Ti Traduco è un team di agenziea di traduzioni a Roma, Bologna e Rimini. Ognuno dei documenti in lingua straniera potrà essere tradotto e legalizzato in Italia. Ti Traduco effettua giornalmente pratiche di traduzione legalizzata. La traduzione sarà svolta e giurata da un traduttore giurato. L’agenzia di traduzioni riceve nelle sedi di Rimini, Bologna e Roma. Chi desidera richiedere il servizio di traduzione ed asseverazione da altre città può inviare via mail le scansioni o le foto dei documenti o il cartaceo per posta ordinaria. La traduzione, una volta legalizzata, verrà recapitata da Ti Traduco con apposito corriere privato, all’indirizzo indicato dal cliente. Modalità, tempi e ulteriori dettagli sono da concordarsi direttamente con l’agenzia che risponde in orario continuato. Ti Traduco da anni dà aiuto a tutti i cittadini stranieri a cui occorre orientamento per pratiche per documenti stranieri. La ricerca degli uffici preposti, la comprensione delle pratiche o la stessa comunicazione con gli uffici può essere motivo di enorme difficoltà per chi ancora non parla bene la lingua italiana. E’ consigliabile a chi presenta la pratica di cittadinanza iscriversi ad un corso di lingua italiana, poichè il decreto Salvini all’art. 9.1 prevede l’obbligo della conoscenza di un livello di lingua italiana non inferiore al B1. La lingua è il primo mezzo d’integrazione sociale e di conoscenza delle tradizioni e usi di un Paese e il Ministero degli Affari esteri ne ha fatto un fondamento obbligatorio.

Portici di Bologna

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Candidati come “patrimonio dell’umanità” UNESCO, i portici sono uno dei simboli di Bologna. Se immaginassimo di sorvolare la città dall’alto non li noteremmo nemmeno; eppure, si snodano per quasi 40 km solo nel centro storico.

Anche la sede dell’agenzia di Ti Traduco Bologna è avvolta dai coloratissimi portici di via Collegio di Spagna.

I portici nacquero quasi per caso, probabilmente nell’alto medioevo, allo scopo di aumentare la cubatura delle case. I piani superiori venivano ampliati attraverso la creazione di una sorta di sporgenza sorretta da travi in legno massiccio, i cosiddetti “sporti”, le cui dimensioni aumentarono a tal punto da rendere necessaria la costruzione di colonne di sostegno per impedirne il crollo. Ed ecco che sorsero i portici. Riparo dal sole e rifugio nei giorni di pioggia, isolavano i pianterreni dalla sporcizia delle strade, consentendo inoltre l’espansione di attività commerciali e artigianali. Nel 1288, un bando comunale stabilì che tutte le case dovessero essere munite di portici, determinandone la massiccia espansione. Inizialmente in legno, a partire dal 1568 cominciarono ad essere eretti in laterizio o pietra.

Molteplici sono le curiosità legate ai portici bolognesi. Il portico di Casa Isolani, ad esempio, è uno dei pochi esempi superstiti delle costruzioni civili bolognesi del XIII secolo in stile romanico-gotico. In legno di quercia, è famoso per la leggenda delle tre frecce, che si ritiene siano conficcate nell’alto del suo soffitto ligneo e che i passanti si divertono a tentare di individuare. Il Portico di San Luca, invece, è il più lungo del mondo. Con i suoi 3.796 metri, si snoda dall’Arco Bonaccorsi a Porta Saragozza fino alla cima del Colle della Guardia, dove si erge il Santuario della Madonna di San Luca. Nelle giornate più miti, frotte di bolognesi e turisti affollano le sue 666 arcate per raggiungere in pellegrinaggio il santuario; arrivati alla meta, la vista mozzafiato sulla città si rivela un’ottima ricompensa dopo la scarpinata. Un altro record è quello detenuto dal portico del Palazzo arcivescovile di via Altabella: costruito alla fine del XIII secolo, è il più alto della città e sfiora quasi i 10 metri. Il portico più largo è quello della Basilica di Santa Maria dei Servi, in via dei Bersaglieri. Il suo arioso quadriportico richiese quasi 500 anni di lavori ed è particolarmente apprezzato dai bolognesi durante i mesi estivi, durante i quali offre un fresco riparo dall’afa padana. Via Saragozza, invece, vanta il portico più stretto, di appena 95 cm.

Passeggiare sotto i portici bolognesi è un’esperienza unica e suggestiva: creando incantevoli giochi di luci e ombre e interessanti fughe prospettiche, essi regalano un punto di vista sempre differente sulla città. Dall’imponente Portico del Pavaglione all’antico Portico degli Alemanni, passando per l’affollatissimo portico di via Indipendenza dalle mille vetrine colorate, questi giganti architettonici occupano un posto speciale nel cuore di ogni bolognese e sono ciò di cui più si sente la mancanza nel visitare un’altra città (salvo, forse, un buon piatto di tortellini).

 

Roma Prati servizi e società

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Il quartiere di Roma Prati è considerato uno dei più importanti della Capitale per diverse ragioni.

Sicuramente la sua posizione centrale, molto vicina al Vaticano e al centro storico e a Piazzale Clodio, rende questa zona interessante per i milioni di turisti che affollano ogni anno la città, rendendo il quartiere ricco di strutture ricettive, ristoranti e agenzie di tour operator, guide e traduttori.

Prati è il cuore della vita giuridica romana, ospitando il Tribunale Civile e quello Penale, la Corte Suprema di Cassazione e la Procura nelle immediate vicinanze, intorno ai quali gravitano la maggior parte degli studi notarili e uffici di avvocati della città, oltre ad innumerevoli agenzie di servizi legali e per stranieri che offrono assistenza per pratiche e documenti, anche per l’adempimento di pratiche consolari e consulenza per traduzioni e legalizzazioni.

Di notevole importanza è anche la presenza della Procura Generale della Corte dei Conti e di una delle sedi della CNA di Roma.

Prati è di grande interesse anche dal punto di vista televisivo e dello spettacolo, grazie alla presenza della sede centrale RAI, di alcuni dei suoi studi più famosi, dello storico Teatro delle Vittorie e di numerose società di produzione cinematografica e televisiva.

Per la quantità e la qualità dei servizi offerti, le numerose realtà e proposte presenti, il quartiere Prati è sicuramente uno dei più interessanti di Roma dal punto di vista commerciale ed economico.

La sede dell’agenzia di traduzioni, Ti Traduco Roma, è effettivamente raggiungibile da Viale Angelico. L’ufficio è servito da parcheggio gratuito ed è aperto in orario continuato da lunedì a venerdì, raggiungibile senza obbligo di appuntamento. Il personale dell’agenzia fornisce consulenza su pratiche di traduzione, traduzioni giurate, traduzioni legali e ogni altra tipologia traduttiva in tutte le lingue, avvalendosi di un team di studi di traduzione a Roma e nelle città di Bologna e Rimini.

Stage: Da studente a traduttore.

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Testare le proprie abilità e superare i propri limiti è essenziale per qualsiasi studente. Per questo, per uno studente di lingue che si affaccia al mondo della traduzione, uno stage in un’agenzia di traduzione è la miglior prova che possa decidere di affrontare durante il suo percorso di studi. Tutto quello che fino ad un momento prima era solo teorico, che restava alle spalle una volta chiusi i libri, diventa improvvisamente pratico. È vero, non ci sono più voti e giudizi, ma c’è il cliente che, molto spesso, può risultare più difficile da accontentare che addirittura un professore.

Com’è ovvio, le qualità di base da cui partire per lavorare come traduttore sono un’approfondita conoscenza delle lingue utilizzate e un’ottima ricerca terminologica, ma tradurre è anche molto altro, è soprattutto mettersi alla prova.
Scegliere uno stage presso un’agenzia di traduzione è sicuramente il modo migliore per mettersi in gioco. Lo stagista potrà non solo utilizzare e migliorare le proprie lingue di studio e di interesse, ma affrontare e scoprire diversi tipi di testo e traduzioni. Questo è, di certo, uno degli aspetti più interessanti che rende la pratica della traduzione abbastanza lontana dagli studi teorici, ovvero la diversità di generi. Il lavoro di traduttore, invece, è anche sapersi adattare alle situazioni e saper spaziare tra i differenti tipi di testo su cui lavorare, seguendo le richieste del cliente. Sarà possibile, infatti, per lo stagista mettersi alla prova su tipi di testi differenti e mai affrontati prima in ambito universitario che comprendono, ad esempio, pagelle scolastiche o documenti di viaggio, certificati, pagine web e testi letterari, da e verso le lingue studiate, con l’ausilio dei cosiddetti CAT Tools (Computer Aided Translation), glossari e varie risorse online. Insomma, le abilità richieste al traduttore, oltre alla conoscenza delle lingue, sono capacità e velocità di adattamento, flessibilità e precisione. Di certo, la monotonia e la noia non fanno per lui!
Le tempistiche da rispettare spesso sono molto brevi. Questo permetterà allo stagista di imparare a gestire in maniera più produttiva il tempo a sua disposizione.

Lo stage da traduttore in Ti Traduco Roma, Bologna e Rimini è un’esperienza di apprendimento a tutto tondo.

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