Tonino Guerra, dal romagnolo in portoghese.

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Tonino Guerra ci appare come un regalo, durante un nostro viaggio a Lisbona dove entriamo in possesso di un libro assolutamente originale che desideriamo condividere coi nostri lettori. Si tratta di una traduzione della raccolta poetica “E’ Mel” del grande artista e poeta romagnolo, amico e sceneggiatore di Federico Fellini. Per chi ama la letteratura e in particolare, come in questo caso la scrittura dialettale è un incontro davvero speciale. Il libro può essere letto sia col testo a fronte originale, in romagnolo che seguendo, nella pagina di fianco, la traduzione in lingua portoghese.

Riportiamo di seguito la nostra traduzione dell’introduzione al libro scritta dallo scrittore portoghese, Mario Rui de Oliveira, traduttore per Assirio & Alvim, l’editore portoghese che ha pubblicato questo e altri titoli di Tonino Guerra quali “O livro das Igrejas Abandonadas” e “Historias para uma noite de Calmaria”.

“Su questo libro di Tonino Guerra, che il lettore ha tra le mani, Italo Calvino scrisse: – O Mel è un libro che diventerà ogni anno più bello e da qui a cent’anni molti impareranno il romagnolo per leggere in originale la giornata dei due vecchi fratelli.-

O Mel fu pubblicato nel 1981, dalla Maggioli, una casa editrice di Rimini, in dialetto romagnolo accompagnata da una versione in italiano. La durezza di carattere dei due fratelli è, certamente, più netta nelle forme dialettali che nella compostezza di una lingua corrente, lontana dal mondo arcaico e dai suoi segreti, che ci sfuggono. Già i greci dicevano “l’essere ama nascondersi”.

Lo stesso Tonino Guerra propose che fosse fatta una traduzione portoghese a partire dal romagnolo, prestando per ciò appunti, proposte, chiarimenti, correzioni, tutto quanto fosse determinante per questo progetto. Ricordo che il canto Ventiquattro, ad esempio, “raccomandato” da Fellini per il film Casanova, richiese molte telefonate in Portogallo alla ricerca di una parola, “quasi dialettale”, che racchiudesse il carattere misterioso del poema. Volle essere proprio Tonino a scegliere fra i quattro o cinque termini presentati. Ed è indescrivibile la sua emozione riprendendo il Canto Sedici, citato nel film di Tarkovskij, Nostalgia. Furono questi solo alcuni dei tanti segnali che testimoniavano la generosità e l’entusiasmo del suo impegno in questa collaborazione.

Il libro non è autobiografico, ma è difficile non trovarne dentro il fantasma di un certo Tonino Guerra, che abbandonò Roma (dopo trenta anni di vita a Piazzale Clodio), e partì per tornare nelle campagne dell’Emilia Romagna, dove Dino, suo fratello maggiore, abitò fino alla morte, nel 2003.

Credo che leggendo O Mel si percepisca bene che Tonino Guerra voglia farci sentire il rumore delle foglie che cadono.”